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Tondo Manila, la porta dell’inferno sulla terra

Reportage scritto e pubblicato per la Rivista Missioni Consolata // Torino – Giugno 2020

«Vivere in una discarica, nelle Filippine, è più divertente». Sembra lo slogan di una pubblicità. In realtà è una frase sarcastica popolare tra le migliaia di persone che vivono a Manila in mezzo alla spazzatura. Vivere all’aperto, allevare animali, bambini che giocano e corrono a piedi nudi. Un sogno per molte famiglie. La gente a Tondo Manila ha tutto questo, ma non nel modo in cui lo possiamo immaginare noi nel nostro mondo.

Manila conta 14 milioni di abitanti ed è apparentemente sicura. La polizia presidia tutti i punti nevralgici di una città dove le disuguaglianze sono tangibili ad ogni angolo. Quartieri ricchi e protetti nel perfetto stile delle grandi metropoli asiatiche. Periferie poverissime fatte di baraccopoli, come Tondo Manila, dove vivono gli oltre 4 milioni di squatters della città nella quale oltre il 50% della popolazione vive sotto la soglia della povertà. Privi delle minime condizioni igieniche, di acqua potabile e spesso anche di energia elettrica. In luoghi come Tondo anche il semplice rumore di una motocicletta fa scappare i bambini perché temono l’arrivo della polizia per arrestare o uccidere qualcuno che conoscono.

Qui decine di organizzazioni umanitarie cercano in tutti modi di salvare il crescente numero di bambini di strada che patiscono la fame quotidianamente. Tondo è il più grande distretto di Manila. Una delle aree più densamente popolate del mondo con circa 70mila abitanti per chilometro quadrato. È diventato tristemente famoso per una discarica chiamata Smokey Mountain.

È qui che operano i Missionari Canossiani nella parrocchia di San Paolo Apostolo. Padre Giovanni Gentilin e padre Allan Dizon sono le mie guide nel documentare le condizioni delle persone che vivono in questi luoghi che solo le immagini possono raccontare. Senza il supporto di padre Allan sarebbe impossibile accedere e addentrarsi in quello che sembra essere ancora oggi, nonostante il lavoro di bonifica da parte delle istituzioni, quanto di più vicino all’inferno sulla terra.

The Smokey Mountain

Smokey Mountain, fino a qualche tempo fa, era un mondo al di là di ogni nostra immaginazione. Era una gigantesca montagna di immondizia di circa 50 metri di altezza creata da oltre due milioni di tonnellate di rifiuti.

L’ambiente era proibitivo e inadatto alla vita degli esseri umani. Eppure, tra cumuli di spazzatura e sentieri fangosi che si facevano largo tra le baracche e le fognature a cielo aperto, c’erano scavengers, spazzini, uomini, donne e bambini, scavavano senza sosta con la speranza di trovare tesori da vendere. Aprivano uno a uno i sacchi di rifiuti provenienti dai fast food della città alla disperata ricerca di residui alimentari «integri», da pulire e bollire per essere rivenduti come pagpag alla stessa comunità.

Pagpag significa «scrollare di dosso» e si riferisce all’arte di rimuovere lo sporco e i vermi dal cibo raccolto prima di renderlo nuovamente presentabile per rivenderlo.

Smokey Mountain era diventato lo stigma di Manila tanto da costringere le autorità a spostare la popolazione in altre aree intorno. Il sito è stato ufficialmente chiuso e la discarica, oggi coperta di terra, sembra essere una collina verde, un’oasi in un contesto di cemento. L’area è stata ribattezzata Paradise Heights e vi sono state costruite molte unità abitative. Sulla collina, alcune famiglie vivono e coltivano frutta e verdure e allevano animali. Quasi idilliaco se non fosse per le pessime condizioni in cui versano.

Happyland

Chiusa la discarica di Smokey Mountain, gli scavengers sono finiti a «colonizzare» le discariche vicino al porto, costruite su terra strappata al mare e riempita di spazzatura compattata.

La baraccopoli più grande di Tondo si chiama Happyland, dalla parola locale hapilan che significa spazzatura puzzolente. Happyland è diventata la fotocopia di quello che era la Montagna fumante. Non si sa con certezza quante persone vivano in quest’area, riciclando rifiuti per 2 o 3 dollari al giorno.

Varie Ong private e internazionali lavorano nell’area e anche missionari. Mirano a migliorare le condizioni delle persone nei bassifondi di Happyland. Ma, come mi racconta padre Allan, essendoci migliaia di persone, il loro intervento sembra uno sforzo senza fine. Nonostante questo, i bambini in quelle strade sembrano felici. Corrono scalzi sul «morbido pavimento» fatto di rifiuti, cibo decomposto e persino ratti morti; giocano a nascondino e cercano di godersi l’infanzia. Hanno cani come animali domestici e guardiani, galline per la produzione di uova e carne, e galli da impegnare nei combattimenti (una passione nazionale). Questi bambini sono dei combattenti sin dalla nascita.